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domenica 4 novembre 2018

4 novembre 1966....la mia alluvione

Purtroppo in questi mesi abbiamo visto tantissime alluvioni in luoghi diversi ed a volte anche 2 volte negli stessi luoghi.
Io sono sempre molto colpita da questi eventi perché ho vissuto questa esperienza il 4 novembre del 1966.
Oggi faccio un salto di anni, e da bambina come ho scritto nei racconti passati,passo ai 18 anni e vi racconto la mia alluvione...

Il 3 novembre il babbo tornò a cena e raccontò che tutti dicevano che l'Arno sarebbe esondato, noi abitavamo al pian terreno alla fine di via del Ghirlandaio, quasi sul Lungarno.
Sembrava impossibile che fosse vero, io ero una ragazzina e non mi rendevo conto che sarebbe potuto succedere sul serio, la nonna Beppina non capì bene la gravità della cosa e ce ne andammo a letto senza troppa ansia...
Il babbo si alzava sempre molto presto al mattino, il 4 novembre a quei tempi era festa nazionale, ma lui alle 6 si alzò, si preparò ed andò a vedere l'Arno, ma prima venne a svegliarci e disse di vestirci perché ci poteva essere bisogno di andare via da casa.
Avevamo appena fatto colazione che lui tornò trafelato urlandoci: "Presto...presto scappiamo!!! ho la macchina qui davanti a casa, scappiamo l'acqua sta arrivando tra pochi minuti non sarà più possibile andarsene!!!"
La nonna prese la borsa, il cappotto ed io il mio, non prendemmo altro, non ci fu tempo di pensare a cosa prendere...montammo velocemente sull' auto del babbo e mentre ce ne andavamo mi girai e dal finestrino vidi una "fiumana" marrone invadere la nostra strada, con una potenza tale che sembrava una enorme cascata di fango...

Accompagnammo la nonna a casa di parenti che stavano lontani dall'Arno ed io ed il babbo andammo a Prato dove lui aveva una piccola ditta ed io ero fidanzata da poco con Bruno.
Quando arrivammo a casa dei miei suoceri, nessuno riusciva ad immaginare il diluvio che si stava abbattendo su Firenze...qui tutto era normale, anzi c'era anche un timido sole...che sembrava vergognarsi ai nostri occhi di padre e figlia alluvionati...e disperati...
Tutti si dettero da fare per ospitarci, io la sera rimasi a dormire dai miei cognati, sposini da 2 mesi, il babbo tornò a Firenze da "quella" che vi presenterò nei futuri racconti, che allora era la sua fidanzata.
Non funzionavano i telefoni, neppure nelle zone non alluvionate, e non sapevo quando avrei rivisto il babbo, ci separammo piangendo di questa nuova disgrazia che si era abbattuta sulla nostra vita.
Ero contenta di stare a casa di Bruno, il mio ragazzo, la sua famiglia mi voleva molto bene e mi dettero tutto ciò che mi mancava...io avevo solo gli abiti con cui ero scappata.

Passarono 3 giorni prima che si potesse entrare in quella che era stata la nostra casa...
Mio cognato fu il primo ad entrare passando dalla porta posteriore, Bruno mi teneva, non voleva che vedessi il disastro...io mi divincolai e scivolando in quella melma che aveva ricoperto tutta la mia vita passata ...entrai in quel disastro...tutto era rotto, distrutto,  3 metri di acqua alta come i soffitti di casa, avevano rovesciato armadi, letti, sedie, i pesci morti erano dappertutto.
Mentre io piangevo abbracciata a Bruno arrivò il babbo, non disse nulla... bianco in volto con le lacrime che scendevano in silenzio, si diresse verso la sua camera, aveva con sé un sacco di plastica che si era procurato, aprì a forza un cassetto di quello che era il suo cassettone.
Lo guardavo e non capivo, lui cominciò a togliere manciate di fango che nascondevano le foto della mamma e della nostra famiglia, vuotò il cassetto e riempì il sacco,  poi abbracciò me Bruno e chi era con noi per aiutarci e disse: "Per me potete buttare via tutto, mi interessa solo salvare le foto di mia moglie...tutto il resto, se avrò la salute lo potrò rifare, ma queste non me le potrà rendere nessuno se non le salvo subito"


Se ne andò via con il  suo prezioso sacchetto gocciolante di fango...ed è grazie a questo suo gesto che ancora oggi posso godere di quelle foto che lui lavandole una ad una ha salvato dall'alluvione, e posso farvele vedere ogni domenica su qusto blog.

Ritornerò indietro nei prossimi racconti per continuare a parlarvi degli anni che hanno preceduto questo episodio, ma il racconto di oggi potrebbe essere quello con cui concludere la storia della mia infanzia ed adolescenza, perché come nelle favole...il principe salvò la cenerentola, questa volta "alluvionata" ah ah ah!

...1 mese e mezzo dopo, il 31 dicembre 1966 mi sposai con il mio principe...e così come nelle favole...dopo tante peripezie...il principe e la sua sposa...si incamminarono verso la loro vita ...
Il babbo dopo pochi mesi lasciò la "tizia" e si trasferì a Prato e dopo tanti sacrifici ritrovò la sua serenita'.
A volte non tutto il male vien per nuocere, a me l'alluvione ha portato bene....cosa volere di più dalla vita...un lucano?....io no, lo lascio a voi ah ah ah
Io ancora dopo 48 anni scelgo il mio principe azzurro....pratese!

Buona domenica dalla vostra nonna Pat !!
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